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IL FULMINE NELLA TERRA

IRPINIA 1980

 

Racconto teatrale

(2005)

 

 

    Venticinque anni sono la distanza che divide una generazione da un’altra. Venticinque anni sono lo spazio che separa una storia da un’altra. Venticinque anni fa c’era una terra che oggi non c’è più. In mezzo c’è una data, il 23 novembre del 1980, e un terremoto lungo 100 secondi e venticinque anni.

    Le macerie sono state sgombrate, le case ricostruite, i morti compianti, le strade inaugurate, i fondi spesi. Ma la terra continua a tremare, perchè i conti con il passato sono ancora aperti, perché c’è ancora qualcosa che aspetta di essere recuperato.

    I bambini di venticinque anni fa sono cresciuti e oggi che si guardano alle spalle non trovano nulla. I paesi dei loro padri sono luoghi stranieri, città lontane nel tempo, cartoline inviate da un mondo che non hanno mai conosciuto. E i nonni si ritrovano a inseguire i fantasmi dei loro ricordi, a parlare ai nipoti che li ascoltano senza capire, stanchi di sentirsi ripetere che “qui era tutta campagna”.

    Il 23 novembre 1980 il terremoto più distruttivo della nostra storia recente ha messo fine a un mondo e ne ha dato inizio un altro. Rievocare quel giorno, a teatro, nei luoghi colpiti dal sisma, alla presenza di quelli che lo vissero e di quelli che invece ne sono figli incoscienti, significa cercare di posare un ponte sul fiume della memoria, significa provare a riallacciare i legami tra due epoche, due generazioni, due mondi, che dividono la stessa terra senza mai toccarsi.

    Un teatro per rievocare, per condividere, per ricostruire. Un solo attore, e la memoria di un dramma collettivo. Perché la terra possa smettere di tremare proprio nel giorno in cui tutto è cominciato: il 23 novembre. Venticinque anni dopo.  

 

 

Rappresentato dal Teatro d'Europa di Cesinali a Avellino il 23 novembre 2005

 

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